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15 Giugno 2008 trasferta a Trieste

Puntuale come un orologio alle 07.00 vado a prendere l’amigo Gabri e via autostrada verso le 12.00 raggiungiamo Trieste. Il traffico in autostrada piuttosto scarso ci permette di viaggiare spediti pur mantenendo i limiti di velocità acconsentiti. Dopo aver parcheggiato l’auto in Via Giulia, cerchiamo la camera già prenotata in via Ponte Rosso proprio vicino al mare e al centro storico della città. Ci accoglie una coppia di giovani molto gentili e premurosi.
Dopo una pizza facciamo una visita alla città. È bel tempo e fa caldo, promette bene. La città e in modo particolare il centro storico è bella, pulita ed essendo di domenica, animata. Di particolare bellezza la piazza “dell’Unità d’Italia” circondata dal palazzo del Municipio, del Governo e della Giunta. In centro una bellissima fontana, La fontana dei quattro continenti. In bici saliamo al castello di San Giusto situato sull’omonima collina. Una splendida vista su Trieste che abbraccia tutta la città. Si fà sera, una breve pausa in camera anche per discutere del giorno dopo si fà l’ora di cena. Cerchiamo un buon ristorante che offra pesce. Un ottimo branzino innaffiato da un vino locale ( moscato) concilia il sonno e ci suggerisce, dopo una passeggiata nel centro storico, di rientrare in camera. Soffia un vento da sud presagio di cattivo tempo.

Prima tappa 16 giugno 2008 Trieste – Umag Km 86

Ci alziamo alle ore 07.00 per fare colazione alle ore 07.30. Come prevedevo, la meteo é cambiata, minaccia pioggia e la giornata si mette male. Vado al posteggio per le pratiche, inizia a piovere. Abbbiamo dormito bene. La camera ci costa 60 € con una colazione regale. Motivati come siamo, alle 09.00 bardati di tutto punto anti pioggia decidiamo di partire verso Muggia. Il traffico è già caotico e, malgrado il GPS, abbiamo qualche difficoltà nel trovare le giuste strade. La segnaletica é scarsa e sovente ci si imbatte nella superstrada ovviamente proibita alle bici anche se portiamo bandiera Sivizzera. Pochi Km. in questo marasma ed eccoci sulla strada secondaria quasi vuota che ci porta dritti a Muggia. Smette di piovere e ci togliamo gli ingombranti vestiti anti pioggia. Visitiamo Muggia, un paesino di pochi abitanti (sono pur sempre ca. 13000 ab.) che vive principalmente delle industrie di Trieste e Capo d’Istria malgrado si trovi sul mare. Ci dirigiamo verso Capo d’Istria primo centro abitato della Slovenia. Non esiste dogana, la lingua ufficiale è l’Italiano e lo Sloveno e conta ca 50.000 abitanti. Facciamo un giro all’interno del centro e scatto qualche foto. Inizia una salitaccia, la prima vera che ci mette a dura prova. Tra bici e bagagli ci trasciniamo una ventina di Kg. il che non è poco. Con calma e con la saggezza dei nonni scolliniamo senza troppa pena. È anche il primo giorno e siamo freschi. Scatto qualche foto del porto di Capo d’Istria visto dall’alto. Quasi sempre dopo una salita corrisponde una discesa. A capofitto ci buttiamo su Izola e si ridale per ca 3-4 Km. altrettanto impegnativi. Tra me e me dicevo, qualche salita bisogna pur metterla in conto ma due di fila. Scatto qualche foto delle saline di Portoroz e la marina. Verso le ore 11.00 attraversiamo la dogana tra Slovenia e Croazia. Poche le formalità a parte mostrare le carte d’identità. Sul mio GPS individuo una strada bianca (sterrata) diretta a Umag. In leggera salita ma ben pedalabile. Ovviamente senza traffico quindi particolarmente apprezzata. Dopo una breve pascolata in stradine diverse, soprattutto dovuto al fatto che sul GPS avevo una scala troppo grande e non individuavo le quelle secondarie, ci mettiamo sulla rettavia. Facciamo una pausa per una salutare birra per poi raggiungere Umag verso le 16.00. Cerchiamo una camera privata (a parte una notte sarà sempre cosi) con vista sul mare. Ci costa 80 € colazione compresa. Sono le regole del gioco e la Croazia turistica é anche questo.

Seconda tappa 17 giugno 2008 Umag – Rovinj Km 73

L’orario di partenza per il momento resta fissato alle 08.00. La notte ha piovuto abbondantemente. La strada segue con precisione la costa sempre ad una quota sopra i 100 msm. fino a Parpinjan. Da qui e per una diecina di Km. la strada si sposta all’interno e in salita, difficile da leggere e stanca molto. Alle ore 11.00 arriviamo a Porec. Bella città, pulita e con molta gente. Visitiamo la città il porto dei pescatori e la marina per i turisti del mare. Relativamente pianeggiante passando da Bozic, Crlenki, Funtana si arriva a Vsar. Il paesaggio è tipicamente meditteraneo. Da Vsar, bisogna raggirare un insennatura del mare. Si inoltra per una decina di Km. nell’entro terra. Soffia un leggero vento prima contrario in seguito a favore. Peccato però che é durato poco. È passato mezzogiorno e si incomincia sentire un certo languorino quindi, passando davanti ad un ristorante con un bel maialino sullo spiedo, Gabri lancia la brillante idea di un assaggio. Non mi tiro indietro quindi facciamo una pausa per il pranzo naturalmente a base di maialino. Si riprende a pedalare. Siamo sui 200 msm. Passando da Flengi, Gradina, Klostar la strada scende al livello del mare per poi risalire verso Bubani, Brajkovici, per poi scendere piano piano verso Rovinj che raggiungiamo verso le ore 16.00. Sono molto stanco e faccio fatica a scrivere ma penso ancora bene per il mio diario. Tratti di strada duri, continui saliscendi hanno messo a dura prova le mie gambe. Gabri, naturalmente non ha mollato la sua moltiplica.

Terza tappa 18 giugno 2008 Rovinj – Labin Km 107

Notte piovosa. Ci alziamo verso le 08.00. Chi ha voglia di pedalare? Si azzera tutto e si fà un’abbondante colazione. La pioggia è diminuita anzi ha smesso di piovere ma in direzione della nostra meta il cielo é carico di nuvole nere. Si parte comunque. Dopo una diecina di Km. ci coglie un temporale, riusciamo a rifugiarci sotto il tetto di una chiesetta poco lontano dai margini della strada. Diluvia decidiamo di aspettare che il temporale passi. Ci vestiamo antipioggia e dopo una mezz’ora possiamo di nuovo metterci in strada. Dura poco e in aperta campagna ci coglie un nuovo temporale. Le strade, causa l’assoluta mancanza di canalizzazioni, diventano dei riali, immense pozzanghere invadono la strada. Troviamo rifugio sotto il tetto di un supermercato in costruzione fin quando il cielo inzia a rassenerarsi. Verso Pula smette di piovere ma decidiamo di non fermarsi. Peccato, perchè è una bella città possiede perfino un anfiteatro romano e una fortezza proprio nel mezzo della città, ma siamo in ritardo. Sarà per un’altra volta. Facciamo rotta su Sikici,Sisan, Stranici fino a Valtura dove la strada finisce. Il percorso è difficile continui saliscendi, mi sembra di essere ritornato in Galicia sul camino de Santiago. Ci fermiamo per una birra dove possiamo con calma verificare dove abbiamo perso la deviazione per Labin. Un signore ci indica che a circa due Km. c’è una deviazione per Kavran. È una strada sterrata ma ben tenuta. Una lunga discesa ci porta fino al mare per poi risalire verso Kavran. In circa 5 Km. di sterrato in salita ben pedalabile raggiungiamo Kavran e su falsi piani fino a Pavicini, Veliki, Vareski, Krnica, Prodol, Barban, Rasa. Gli ultimi fatidici 5 Km. sono di nuovo in salita. Abbiamo già percorso circa 100 Km. ma pedaliamo ancora efficentemente. Arriviamo a Labiin verso le ore 18.00. il paese è posto su un prompntorio ed è difficile trovare un alloggio. Si potrebbe scendere in riva la mare a Rabac a circa 4-5 Km. Rininciamo anche perchè il giorno dopo si dovrebbe risalire. Chiediamo, ma nei dintorni non ci sono ne alberghi ne camere. Un signore ci indica che a 9 Km. si trova un ristorante con alloggio, quindi in sella e via per questi 9 Km. Con molta fortuna mi cadono gli occhi su un cartello camere in affitto. Ci accoglie una coppia di Tedeschi, i quali molto gentilmente ci danno ospitalità ponendo fine a questa lunga giornata. Costo 30 € il più basso fin ora trovato.
Non ho scattato nessuna foto la voglia era veramente poca e non ero neanche ispirato.

Quarta tappa 19 giugno 2008 Labin – Novi Vinodolski Km 105

Il tempo si è messo decisamente sul bello e il caldo si farà sentire. Ci alziamo quindi verso le ore 06.30, vogliamo partire un po presto e cosi approfittare delle ore più fresche. Dopo un breve tratto in salita una lunga discesa ci porta a Stepcici, Vozilici sempre nell’entro terra. Piano piano si intrevvede il mare che raggiungiamo a Martina dopo l’ennesima salita fino all’incrocio con il ponte che porta all’isola di KRK e conseguente discesa. Ora la strada costeggia sempre il mare ma sopra le scogliere a circa 200 msm. Raggiungiamo Rijeka verso le 12.00 in pieno traffico passando per Moscenica Draga, Lovranska Draga, Opatija e Turan. Proseguiamo spediti anche per evitare il marasma del traffico caotico. A Bakar un’improvvisa crisi di fame mi impone uno stop, sono anche le 13.30. Ricuperate le forze e un sonnellino, proseguiamo con un buon ritmo, raggiriamo il golfo di Bakar naturalmente salendo a circa 200 msm . Restando più o meno su questa quota, passando per Kraljevica, Grmani, Siljevica, Katum, Dramalj, Krikvenica per raggiungere infine Novi Vinodolski nel tardo pomeriggio verso le 16.30. Ci troviamo nella zona del Quarnaro.
Tappa lunga tanto da restare in sella 6 ore e trenta minuti.

Quinta tappa 20 giugno 2008 Novi Vinodolski – Novalja (Isola di Pag) Km 88,5

Dopo aver fatto colazione, verso le 08.00 partiamo da Novi Vinodolski. La strada, contrariamente al solito, è pianeggiante e pedaliamo bene. A Senj, passa il 45° parallelo. Un monumento ne precisa il punto quindi ci fermiamo a scattare una foto. Saremmo passati il giorno dopo il sole sarebbe stato allo zenith. Ci troviamo alla stessa latidudine di Montreal e Torino. Curioso ! Qui inizia la salita vera e propria. Dal livello del mare in circa 14 Km ci portiamo a circa 400 msm. Quindi, la strada sempre su questa quota ci porta fino a Prizna. A salita conclusa in località Trovac, ci facciamo un panino al prosciutto della Dalmazia e una buona birra. A mio parere, il prosciutto è migliore di quello di Parma. La strada è molto panoramica Alcuni paesi quali Biluca, Starigrad sono in riva al mare e sono accessibili con stradine ripide pericolose in discesa impossibili in salita. A Jablanc, pure sul mare parte il traghetto per l’isola di Rab. Sempre sui 200 msm si continua fino a Prizna. Una discesa da affrontare con le pinze tanto è ripida ci porta al treghetto per l’isola di Pag. Riusciamo aprendere quello delle 14,30, ce n’è uno ogni ora. In mezzora, anche di riposo, sbarchiamo sull’isola di Pag. Famosa per i suoi formaggi e le saline.
Piuttosto montagnosa senza vegetazione ne piante quindi le strade di conseguenza non sono per niente pianeggianti. Una diecina di Km. tra salite e discese (più salite che discese) raggiugiamo verso 15.45 Novalja. Cittadina piuttosto moderna e votata al turismo. Ordinata e pulita. Le spiaggie sono piuttosto ghiaiose ma il mare è attraente e ti invoglia di un bagno che facciamo dopo 6 ore trascorse in sella.

Sesta tappa 21 giugno 2008 Novalja (Isola di Pag) – Zadar Km 80

Primo giorno d’estate e fa veramente caldo. Dopo colazione facciamo rotta su Pag. in circa 20 Km ci si arrampica fino a 200 msm. Nessuna vegetazione, qualche macchia sparuta. Ad un tratto sbuca Pag. In pochi Km si scende sul paese che fa da sparti acque tra due bracci di mare. Ci fermiamo al supermercato a comperare acqua. Il paese non è interessante a parte la produzione di oro bianco, il sale. Una lunga pianura, stavolta vera pianura, ci porta a Gorica Vrcici, Stara Vas, Magasi porta al ponte che collega l’isola con il continente. Ho problemi con una gomma della ruota anteriore malgrado monti camere d’aria autoriparanti. Verso mezzogiorno, un po stanco, attraversiamo il ponte Paski most e ci ritroviamo sulla penisola di Zadar. Piuttosto al limite, ci fermiamo a pranzare. Spaghetti alla bolognese e una birra. Ripartiamo verso Zadar , ci restano circa 30 Km. da percorrere. La strada si fa impegnativa fa molto caldo, sono stanco e ho sonno. La notte precedente non ho dormito. Alle 04.00 ero ancora sveglio. Ci fermiamo a comperare della coca cola proprio alla periferia di Zadar che raggiungiamo verso 15.30. Troviamo una camera presso il Sig. Tamborini (tipico cognome italiano) che da anni risiede a Zadar. Decidiamo di fare una pausa prendendoci un giorno di riposo. È domenica quindi non si lavora e poi un giorno di riposo ci vuole.

Zara è una citta di circa 80.000 abitanti capoluogo della regione Zaratina. In Croato si chiama Zadar ed è la capitale della Dalmazia. La Città fu un’enclave dell’Italia dal 1919 al 1947 , circondata dalla Dalmazia jugoslava. Nel corso della seconda guerra mondiale fu rasa al suolo dai bombardamenti aerei. Nel ottobre del 1944 fu invasa dai partigiani di Tito. La grande maggioranza della popolazione superstite fuggì. Col trattato di pace del 1947 fu ufficialmente annessa alla Jugoslavia. Dal 1991 , dissoltasi la repubblica jugoslava, fa parte della Croazia.

Ottava tappa 24 giugno 2008 Primosten – Omis Km 92

Dopo l’abbondante cena rigorosamente a base di pesce, e una bottiglia di Babic (l’abbiamo meritata) alle 06.00 ci alziamo. La notte, dopo tanta libagione, trascorsa in un sonno profondo e ristoratore. éa colazione a base di banane e lungo la strada, a Marina, facciamo la vera colazione. Cappuccino e briosc. Si inzia a salire, ma i dislivelli sono veramente pochi fino a Podorljak. Evitiamo di salire sul paese. Si nizia scende su Marina Agana. Seguendo il mare arriviamo a Poljica e verso le 09.45 arriviamo a Trogir. Città di circa 13000 abitanti e dal 1977 patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO. Ho già avuto modo di conoscere Trogir via mare in barca a vela. La storia recente :
Al termine del primo conflitto mondiale, Traù entrò a far parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, divenuto successivamente Regno di Jugoslavia, fino alla seconda uerra mondiale. Durante questo conflitto la città venne occupata da truppe italiane ed annessa al Regno d’Italia, come buona parte della Dalmazia. La città venne liberata dai partigiani di Tito nel 1994. Dopo aver fatto parte della Repubblica Socialista di Croazia all’interno della nuova Jugoslavia per oltre 40 anni, dal 1991 fa parte della Repubblica di Croazia.
In mezzo al traffico caotico e disordinato e pericoloso per gli unici due ciclisti in cittä, decidiamo di scavalcare Togir anche se merita una visita dettagliata. Attraversiamo una vasta pianura passando per Kaslet Stari, Kastel Sucurac, Vukovarska per giungere verso le 11.30 a Split. Di gran lunga la città più importante della Dalmazia capoluogo della contea Split – Dalmazia. Città di 230.000 abitanti. Il mio GPS ci guida con estrema precisione nel centro storico. Grande e molto bello, brulica di turisti di tutte le razze e studenti. Ci facciamo una birra, la sete é sempre tanta. Dopo la veloce visita, proseguiamo verso Omis passando per Stobec, Podstrana. Di paesi ve ne sono veramente pochi salvo qualche albergo in riva al mare. Approfittiamo di queste presenze per pranzare proprio in riva al mare. In tanto che ci preparano il piatto di spaghetti, mi faccio un bel bagno rinfrescante e ristoratore. Dopo il solito riposino ci avviamo per raggiungere abbastanza velocemente Omis. Con non poche difficoltà troviamo alloggio presso una famiglia a circa mezzo Km. dopo Omis. Città turistica vi convergono diversi fiumi nell’unico grande affluente il Cetina che sfocia nel mare. Si pratica la canoa e la pesca sportiva.
Attraverso i secoli Omis fu un malfamato nido di pirati, quelli di Omis
furono considerati come i più pericolosi di tutto il Mediterraneo. La giornata è stata impegnativa, continui sali scendi hanno messo a dura prova il nostro fisico quindi dopo una veloce pizza e una passeggiata si va a nanna.

Nona tappa 25 giugno 2008 Omis – Opuzen Km 106

La solita sveglia alle ore 06.00 ci richiama dal sonno profondo alla nostra pur piacevole realtà. Anche se non mai detto, pedalare e andare in bicicletta è la nostra passione. La fatica viene ampiamente compensata da questo piacere. La strada inzia subito in salita. Salite, malgrado lunghe persino 6-7 Km. sempre ben pedalabili. Ci coglie un’improvviso vento contrario a volte tempestoso. Il paesaggio è montagnoso ci sembra di essere in una delle nostre valli. Facciamo diverse fermate per dissetarci e mangiare, fa molto caldo e l’acqua non è mai sufficente. Sul percorso non ci sono fontane, solo qualche ristorante o casa privata. Passiamo da Mimice, Marusici, Pisak, Brela, Baska Voda per giungere infine a Makaska. Makarska è una città portuale e centro turistico situata in una baia ai piedi del parco naturale del Biokovo. Makarska è il centro dell’omonima riviera che si estende da Brela fino a Gradac. Si prosegue lungo il mare fino a Vodice per poi risalire nell’entro terra fino Bacina, Sipak e ridiscendere fino alla periferia di Ploce. Un tratto pianeggiante lungo il cantiere della nuova autostrada ci porta al mare. Costeggiamo la ferrovia per poi attraversare la Neretva per passare sull’altra sponda del grande fiume. Sempre viaggiando lungo la Neretva arriviamo a Opuzen verso le ore 16.30. È stata una lunga trasferta felicemente conclusa trovando finalmente un albergo, l’Hotel Merot, di nuova costruzione, moderno e ben attrezzato. Opuzen è un importante centro agricolo. È pure la patria dell’anguilla. Uno sbarramento costruito per l’irrigazione della vasta pianura coltivata in maggior
parte ad agrumeti, è in via di estinzione. Dopo i rituali doccia ecc. il direttore dell’Hotel ci porta a visitare il centro del paesino di Opuzen. La piazza principale é circondata dal municipio, dalla chiesa e da un ristorante. Assaggiamo del formaggio sott’olio d’oliva, molto gustoso con un buon bicchere di vino bianco locale. Ritorniamo a piedi all’hotel per una leggera cena a base di prosciutto della Dalmazia e un buon bicchiere di Merlot e Cabernet.

Decima tappa 26 giugno 2008 Opuzen – Dubrovnik Km 88

Questa mattina la partenza è stat posticipata alle ore 08.00.
L’hotel ci serviva la colazione unicamente dalle ore 07.10. Si parte subito in salita 6 – 7% la prima parte fino al 8% la seconta per un totale di circa 7 Km. Fa fresco e si sale senza affanno fino a Neum. Il resto fino a Brijeg e Komarna tra falsi piani e discese si arriva si arriva al confine con la Bosnia Erzegovina. La grande Neretva traccia il confine tra la Croazia e la Bosnia Erzegovina la quale ha uno sbocco sul mare proprio a Neum. Un tratto di costa di circa 8 Km si intromette nella lunga costa Croata. La Bosnia ed Erzegovina è uno stato situato nei Balcani occidentali che fino al 1992 faceva parte della Jugoslavia. La sua capitale è Sarajevo. A seguito dell’ultimo conflitto, il 21 novembre 1995 a Dayton, nell’Ohio, i capi di stato bosniaco Alija Izetbegovic, serbo Slobodan Miloševic e il croato Franjo Tudman siglarono l’accordo di pace, che trasformò la Bosnia-Erzegovina in una repubblica federale, assegnandone il 51% del territorio alla Federazione di Bosnia ed Erzegovina e il restante 49% alla Repubblica Serba. La versione definitiva del trattato fu firmata a Parigi il 14 dicembre dello stesso anno. Rientriamo in Croazia passando la dogana senza troppe formalità. Ci guardano un po incuriositi. Ciclisti su queste strade ve ne sono sei. Noi due, una coppia di Sloveni con i quali abbiamo subito stabilito un buon rapporto, e un’altra coppia. Affrontiamo subito una salita di circa 5 Km per poi proseguire abbastanza speditamente fino a Mali Voz, costeggiando un braggio di mare sempre comunque tra gli 80 – 100 msm fino a Skrabo dove si deriva la strada per Ston. Ston (Stagno) è una cittadina fortificata situata a soli 5 km dalla strada litoranea adriatica nel punto dove la penisola di Pelješac (Sabbioncello) si unisce alla terraferma, la sua distanza da Ragusa (Dubrovnik) è di soli 59 km. Ci sono due cittadine: Ston (Stagno) che è rivolto verso il mare Adriatico e Mali Ston (Stagno Piccolo) sul lato del canale della Neretva. Entrambe le cittadine sono collegate da un antica muraglia (lunga 5 km) intervallata da 41 torri e fortini. Ston (Stagno) è uno dei più belli esempi di città fortificata e di architettura Ragusea. Ston (Stagno) era l’antica “Stagnum” dei Romani che è segnata nella “Tabula Peutingeriana” come “Turris Stagni”. Tra continui saliscendi, oramai ci siamo abituati, raggiungiamo Grgovici, Doli, Smokovina, Kricuca, Sladenovici, Slano, Banja, un lungo tratto senza paesi fino a Trsfeno. Si inzia scendere al livello del mare fino a Stikovica. Si risale per qualche Km. fino ad intrevvedere la città di Dubrovnik. Si entra da Nord attraversano un grande ponte per quindi scendere al porto commerciale da dove partono tutti i traghetti e le grandi imbarcazioni. Cerchiamo una stanza, la troviamo, non è il massimo ma anche in questi casi ci siamo abituati. Verso le 16.00 inizio a scrivere igli appunti della giornata.
In teoria il nostro viaggio avrebbe dovuto continuare fino a Kotor in Montenegro a una settantina di Km. da Dubrovnik. Una errata interpretazione degli orari del traghetto che ci porta a Rijeka ci ha indotto a rinunciare. Càttaro (in montenegrino e croato: Kotor) è una città della repubblica del Montenegro, situata sulla costa adriatica, capoluogo dell’omonima municipalità e sede vescovile.L’antica città marittima di Cattaro (13000 abitanti), circondata da un’imponente cinta muraria, è ancora ben conservata ed è inclusa nella lista dei Patrimoni dell’umanità protetti dall’Unesco. Tra il 1420 e il 1797 Cattaro e la regione circostante appartenne alla Repubblica di Venezia e l’influenza veneta è ancor oggi visibile nell’architettura della città.La città si specchia nelle bocche di Cattaro (Boka Kotorska), un’articolata serie di profondi bacini perfettamente riparati dal mare aperto, che costituiscono il più grande porto naturale del mar Adriatico e ricordano vagamente, per la loro forma frastagliata, i fiordi norvegesi. Le bocche di Cattaro costituiscono uno dei più incantevoli paesaggi del Mar Mediterraneo e, assieme a Cattaro stessa, garantiscono alla regione un afflusso turistico in costante aumento. Mi spiace per l’amico Gabri in quanto questo luogo, che io ho già avuto modo di visitare in barca a vela, meritava anzi merita una visita anche dettagliata.
Termina qui il mio diario di Viaggio.

Gabriele

Breve vacanza a Dubrovnik

Come dicevo pocanzi, siamo costretti a restare due giorni a Dubrovnik. Non che la città non meriti questi due giorni mi richiedeva una diversa organizzazione e documentazione. Ci rechiamo a ritirare i biglietti del traghetto. Infatti i giorni scorsi abbiamo maturato l’idea di rientrare con la nave. Più semplice, riposante e inutili fastidi per il noleggio di un’automobile. In seguito ci rechiamo in bici nella città vecchia. La nostra camera dista un paio di Km dal centro storico. Ragusa (in croato Dubrovnik), è una città della Croazia meridionale situata lungo la costa della Dalmazia. La città, che ha lungamente mantenuto la sua indipendenza, vanta un centro storico di particolare bellezza che figura nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO e che le è valso il soprannome di “perla dell’Adriatico”. La città venne fondata col nome di Ragusium nella prima metà del VII secolo ad opera degli abitanti della vicina città di Epidaurum (l’attuale Ragusavecchia o Cavtat) in fuga dalle invasioni degli Slavi e degli Avari. Successivamente, la città entrò sotto la protezione dell’Impero Bizantino ed iniziò a sviluppare un fiorente commercio nell’Adriatico e nel Mar Mediterraneo orientale. Nel XI secolo Ragusa era ormai una florida città mercantile e grazie ad alleanze con altre città poté svilupparsi ulteriormente come repubblica marinara, la quinta dopo Venezia, Amalfi, Pisa e Genova. Caduta Costantinopoli durante la IV Croiata (1204), la città passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia e tale rimase, seppur con brevi interruzioni, fino al 1358. In questo periodo Ragusa mutuò dalla Serenissima il proprio assetto istituzionale. La storia recente :
In seguito alla dissoluzione di quest’ultima ed alla successiva guerra in Jugoslavia, la città si trovò quasi sulla linea del fronte ed il 6 dicembre 1991 venne bombardata dalle forze armate jugoslave (in particolare montenegrine) dalle montagne alle spalle della città. Le bombe causarono molte vittime e non risparmiarono neppure il centro storico, che venne notevolmente danneggiato. Con la fine delle ostilità la città si è velocemente ripresa ed ha ripreso infine la sua vocazione culturale e turistica.

L’ultima tappa 27 giugno 2008 Rijeka – Trieste Km 93

Puntuale come un’orologio svizzero, alle 07.00 il traghetto attracca a Rijeka. Sbarchiamo, mi arriva in testa la barriera di un posteggio senza danni per fortuna e andiamo a fare colazione. L’intenzione era di visitare questa città in quanto all’andata non lavevamo fatto. Dopo colazione, ci guardiamo in faccia e, visto che ci conosciamo, decidiamo di iniziare il nostro ritorno a Trieste. Pazienza a Rijeka potremo sempre ritornarci. Parte della strada piuttosto trafficata la conoscevamo. Tutto è in salita per almeno una trentina di kilometri. Dal mare si sale fino a 600 msm verso il confine con la Slovenia. All’inizio piuttosto dolce alla fine le pendenze erano decisamente più marcate. Oramai nulla più fa paura, siamo super allenati ma soprattutto riposati. Arrivato alla dogana con la Slovenia, liquidiamo le Kune rimaste (moneta Croata) bevendo una coca e mangiando un gelato. Tutto fa brodo. La strada prosegue sempre sui 500 msm con moto ondoso attraversano un paesaggio stupendo. Ci sembrava di essere sull’altipiano svizzero. Fattorie, alpeggi pascoli infiniti sono l’attrattività principale. Pochi paesi, qualchte trattoria lungo la strada fino al confine con l’Italia. La dogana non esite. Conosco questa strada per averla percorsa negli anno novanta. Poco è cambiato. Dai circa 400 msm si scende in pochi kilometri al livello del mare. Seguendo un’errata indicazione stradale, imbocchiamo una superstrada che raggira Trieste a sud. Ci comporterà una quindicina di km in più fortunatamente tutti in discesa. Poco male e alla 13.45 raggiungiamo La piazza dell’Unità d’Italia per una meritata birra.